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Come fare il 1° Marzo 2014

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Aderisce di Cittadinanzattiva

lunedì 1 marzo 2010

Con voto unanime, la Direzione Nazionale di Cittadinanzattiva, tenutasi a gennaio 2010, ha deciso di aderire ufficialmente alla giornata di mobilitazione del 1 marzo 2010.
Crediamo infatti necessario tutelare i diritti di tutti i cittadini, al di là della loro provenienza.
Crediamo anche che i cittadini di altre nazioni possano aiutare l'Italia a crescere anche grazie al confronto, soprattutto per un Paese che ha nella sua storia di soli pochi decenni fa movimenti migratori di massa. E' necessario evidenziare il sostegno che centinaia di migliaia di cittadini danno alla nostra società e alla nostra economia, con la loro presenza nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, così come accanto alle persone a noi più care nelle nostre case. Questa manifestazione potrà segnare l'inizio di un vero percorso di integrazione, fatto di un confronto tra pari, e libero da luoghi comuni o pregiudizi.

L'adesione di Liberi Nantes

domenica 28 febbraio 2010

L’Associazione Liberi Nantes aderisce allo sciopero degli immigrati del Primo Marzo e sarà presente in piazza con un proprio striscione ma soprattutto con i suoi atleti, dirigenti e staff tecnico, per manifestare la propria solidarietà a tutte le migranti e i migranti di Roma, d’Italia e del mondo intero.

"Il Primo Marzo di tutti noi" di Fabrizio Gatti

I miei compagni di classe alla scuola materna dicevano che non dovevo parlare con Elio. Eravamo bambini di quattro e cinque anni. Elio aveva un cognome lombardo, era discendente di una famiglia lombarda da generazioni. Ma aveva una colpa per la quale doveva essere escluso dai nostri giochi: Elio abitava con i terroni.

Elio viveva in un caseggiato malmesso affacciato su un cortile polveroso. E i suoi vicini di casa erano famiglie di calabresi, siciliani, campani che si ammassavano nei bilocali senza bagno, una porta e una sola finestra in cambio di un lavoro come manovali, addetti alle pulizie, i più fortunati come operai nell'industria. Era il 1970 e Milano e la sua provincia avevano tre categorie di abitanti. C'erano i lombardi, baluardo dell'operosità e dell'onestà. C'erano i terroni del Nord, veneti e friulani, bravi, eh, onesti pure loro, ma non mancavano le suore e i parroci che mettevano in guardia i teenager del posto, mai fidanzarsi con venete e friulane che, si sa, sono ragazze di facili costumi. Poi c'erano i terroni terroni: quegli incoscienti che fanno figli come conigli, non sanno nemmeno parlare l'italiano, non si lavano, anzi puzzano, Dio santo come si fa a vivere così, tengono le galline in cucina, piangono miseria, affitti la casa a uno di loro e te la ritrovi piena di gente, in Comune hanno sempre la precedenza nelle liste per le case popolari, per i libri a scuola, non hanno voglia di lavorare e lo Stato li premia, sono mafiosi, rubano, violentano le donne, guarda le loro mogli, si vestono di nero e le vecchie sono obbligate a portare il velo, ma come si fa, sono così diversi da noi, mica possiamo accoglierli tutti questi terroni, non siamo razzisti per carità, ma perché non li aiutano a casa loro? Quei discorsi, respirati dai bambini, avevano condannato Elio all'esclusione. Perfino lui che era lombardo.


Ma oggi, quarant'anni dopo, quell'insulto, terrone, è praticamente scomparso. Chi fa più caso all'origine geografica di un cognome o di un nome? È bastata una generazione per cancellare gli effetti di questa segregazione. E grazie a quell'immigrazione interna dal 1970 l'Italia, la sua industria, la sua economia, la sua cultura, hanno potuto crescere. Adesso la sfida è la stessa: costruire una nuova unità, una nuova ricchezza del Paese. La sfida è mettere la generazione dei nostri figli nelle condizioni di considerare normale la differenza di pelle, di nome, di religione, al punto da non considerarla più una differenza. Ci vorrà tempo. Forse, come per il piccolo Elio e per tutti noi ex terroni, ci vorrà un'intera generazione. Ma le fondamenta perché questo avvenga dipendono da quello che noi facciamo oggi.

La segregazione tra italiani e stranieri è ancora feroce, ma il sistema xenofobo che l'ha voluta si avvia alla decomposizione. Non ha futuro. Il sistema di potere che l'ha prodotto è già morto, sta marcendo nel cancro delle tangenti, nelle complicità con la mafia, nella parodia dell'onestà e della buona amministrazione che dal 1994 in poi ha diviso l'Italia e l'ha ridotta al cadavere che è. Il capolinea di tutto questo è il 2013, forse anche prima. Poi ci sarà il vuoto. E tutti noi, cittadini onesti, che non ci riconosciamo nel marciume della corruzione, abbiamo l'obbligo di riempirlo. Anche semplicemente con la nostra presenza, con le nostre piccole azioni quotidiane. Ecco perché le manifestazioni di lunedì primo marzo sono un'occasione importante per esserci, per pretendere un Paese diverso, per rendere possibile una nuova unità nazionale dove la libertà di esistere non dipende dal passaporto del luogo dove ciascuno di noi è nato ma dallo Stato, dalla città, dal quartiere dove ora vive. Esserci è un dovere di solidarietà nei confronti di Ion Cazacu, ingenere e muratore, padre di due bimbe, bruciato vivo dal suo datore di lavoro. È un dovere nei confronti dei braccianti presi a fucilate a Rosarno. Ma è anche l'unico, ultimo mezzo che ci resta per far sapere che in questa Italia in cui la criminalità organizzata siede in Parlamento tutti noi, cittadini onesti, oggi siamo stranieri.

(Fabrizio Gatti parteciperà alle manifestazioni di Milano)
25 febbraio 2010

Federazione della Sinistra: “insieme ai migranti per i diritti e contro ogni discriminazione”

sabato 27 febbraio 2010

La Federazione della Sinistra sosterrà con la propria presenza organizzata le iniziative del primo marzo, che prevedono anche scioperi e forme di astensione dal consumo, e sarà presente alle manifestazioni indette nella giornata. Nel momento in cui anche i gravi fatti di Via Padova vengono strumentalizzati dalle destre a fini demagogici ed elettoralistici e per intensificare le politiche sicuritarie e razziste, ci sentiamo impegnati a fianco dei migranti nelle battaglie per i diritti e contro ogni discriminazione. Per questo impegniamo tutti i nostri iscritti a contribuire alla piena riuscita delle iniziative previste.
Antonello Patta, Segretario Provinciale PRC

L'ANED aderisce al Primo Marzo

L'ANED - Associazione nazionale ex deportati
politici nei campi nazisti - sezione di Milano
aderisce alle manifestazioni indette per il 1°
marzo in occasione della giornata di
mobilitazione dei migranti e augura ad esse pieno successo.
L'ANED - che rappresenta coloro che alla politica
razzista, intollerante e violenta del fascismno e
del nazisno hanno pagato forse il prezzo piu'
alto - non puo' che denunciare il clima di
intolleranza, di razzismo e di odio xenofobo
instauratosi ormai in larga parte del paese e non
puo' che schierarsi al fianco di tutte le forze
che quel clima combattono,in difesa dei diritti
dei piu' deboli, contro lo sfruttamento.
Ai partecipanti alle manifestazioni del 1° marzo
la solidarieta' e l'abbraccio degli ex deportati e dei loro familiari.
Dario Venegoni
presidente della sezione di Milano dell'ANED

Il Pime con Primo Marzo

Il Centro missionario Pime di Milano ha deciso di aderire alla giornata di mobilitazione, ed esporrà simbolicamente alcuni drappi gialli, il colore di riferimento della manifestazione.

Adesione Serracchiani

Debora Serracchiani, europarlamentare del PD, aderisce e sostiene il movimento Primo Marzo 2010.

Terres des Hommes aderisce al Primo Marzo

La sezione italiana dell'ong Terres des Hommes aderisce e sostiene il movimento Primo Movimento 2010.

I Giovani Democratici del Lazio aderiscono allo sciopero degli stranieri di lunedì 1° Marzo

Non possiamo che condividere le ragioni di questa manifestazione, nella condanna che i promotori fanno del razzismo e delle spinte xenofobe di ogni tipo.
“Il razzismo è un elemento sempre presente nella nostra società, più o meno sotto traccia.”, dichiara Sara Battisti, segretario regionale dei Giovani Democratici, “In questo paese una discussione politica seria sull’integrazione sociale e culturale degli immigrati non è mai stata fatta. C’è molta ipocrisia sull’argomento: da una parte gli immigrati sono necessari per il nostro paese, e spesso vengono in quest’ottica maltrattati e sfruttati, dall’altra sono uno spauracchio da agitare in campagna elettorale per sfruttare elettoralmente la paura delle persone. C’è bisogno di una discussione più seria e serena, e questa manifestazione può aiutare.”
“C’è bisogno di un nuovo patto fra lo Stato e gli immigrati, che definisca diritti e doveri di chi viene a vivere nel nostro paese in fuga da situazioni disperate o in cerca di una vita migliore.” dichiara David Di Cosmo, presidente dei GD Lazio, “Noi crediamo sia necessario partire dal voto alle amministrative e dalla cittadinanza breve, mentre lo Stato non può rinunciare ad una politica che governi i flussi migratori in maniera coordinata con gli altri Stati dell’Unione Europea.”

l'Associazione Bambini in Romania aderisce al Primo Marzo

L'Associazione Bambini in Romania aderisce con entusiasmo all'iniziativa "Primo Marzo: un giorno senza di noi". Dal 1999 BIR propone esperienze di volontariato internazionale in Romania e in Italia, cercando di superare ogni forma di emarginazione, criminalizzazione e discriminazione e contribuire alla creazione di spazi aperti al confronto. L' Associazione si riconosce pienamente nei principi che hanno ispirato questa mobilitazione e guarda positivamente ad occasioni di convergenza tra realtà tanto diverse per perseguire insieme battaglie comuni.


Filippo Boeri
Responsabile Comunicazione Volontari
Associazione Bambini in Romania ONLUS
www.bambiniinromania.it

La Giunta di Cinisello Balsamo aderisce al Primo Marzo

La Giunta del Comune di Cinisello Balsamo aderisce a questa manifestazione con la finalità di valorizzare il ruolo e la presenza migrante in Italia, promuovere una nuova cultura della convivenza e dell’integrazione e contrastare ogni forma di razzismo.
Daniela Gasparini, Sindaco di Cinisello Balsamo
Rosetta Riboldi, Assessora Comune di Cinisello Balsamo

adesione luciano muhlbauer

venerdì 26 febbraio 2010

comunicato stampa



SCIOPERO STRANIERI: MUHLBAUER PARTECIPA A INIZIATIVE DI MILANO.

“Un antidoto contro l’idiozia razzista”





Lunedì 1° marzo il Consigliere regionale del Prc e candidato capolista a Milano per la Federazione della Sinistra, Luciano Muhlbauer, parteciperà alle iniziative che si terranno a Milano in occasione dello sciopero degli stranieri, “24h senza di noi”.



In particolare sarà presente ai seguenti appuntamenti: alle 9:30 in piazza della Scala e alle 17:30 in piazza Duomo.



“Lo sciopero degli stranieri del 1° marzo - dichiara Muhlbauer - è un piccolo, ma significativo antidoto contro l’idiozia razzista che sta devastando la coscienza civile nel nostro paese. È una ribellione morale contro i professionisti della paura e dell’odio che purtroppo abbiamo visto all’opera anche in seguito ai fatti di Rosarno e di via Padova.”



“Lo sciopero civile e le mobilitazioni di lunedì - continua il Consigliere regionale - sono una straordinaria occasione per rimettere i piedi per terra, vedendo nell’immigrazione gli uomini e le donne, i lavoratori e le lavoratrici e non, come vorrebbero i De Corato e i Salvini, il nemico da abbattere e il capro espiatorio universale da indicare.”



“Noi ci saremo in quella giornata, né condividiamo lo spirito e l’intento - conclude Muhlbauer -, perché ci indica la possibile strada da percorrere: quella che dice che il futuro si costruisce insieme, bianchi e neri, vecchi e nuovi cittadini, oppure il futuro sarà buio per tutti.”



Milano, 25 febbraio 2010

PRC riconferma il suo sostegno

Alla vigilia della giornata di mobilitazione per i diritti delle donne e degli uomini migranti, promossa dal comitato “Primo marzo 2010, una giornata senza di noi” ribadiamo il nostro totale sostegno a tutte le iniziative che si svolgeranno e che coinvolgeranno almeno 60 città italiane.
Saremo nelle diverse piazze e nei diversi territori rispettando appieno l’autonomia dei soggetti promotori e al tempo stesso come parte di un percorso che vede nella giornata del primo marzo una tappa importantissima, tanto più per l’esser parte di una dimensione internazionale.
Il Primo marzo sarà uno spazio pubblico agito da molteplici iniziative, accomunate dalla necessità di dare visibilità e nuova efficacia ad una questione che non riguarda solo i migranti ma i diritti e lo stato della democrazia di tutto il Paese. Sarà una giornata dai contenuti politici nettissimi, ma che intende parlare a quella gran parte della popolazione italiana con cui è necessario aprire una interlocuzione, per interrompere il precipitare in una condizione di razzismo diffuso.
Già dal giorno successivo dovremmo avere la capacità di rafforzare le nuove relazioni che stanno nascendo con chi nella società aspira a realizzare una convivenza basata sul meticciato e sulla parità nell’accesso ai diritti sociali, civili e politici.
Roberta Fantozzi
Segreteria Nazionale PRC-SE

I comuni di Caulonia e Riace aderiscono al Primo Marzo. La Calabria non è solo Rosarno

I comuni di Caulonia e Riace, paesi dell’accoglienza che danno ospitalità ai migranti a prescindere da qualsiasi permesso di soggiorno ma in quanto appartenenti alla comunità umana, si uniscono alla giornata del primo marzo 2010, per rendere visibili gli invisibili e gridare che anche noi ci sentiamo stranieri. Stranieri non tanto dal punto di vista anagrafico, ma perché estranei al clima di razzismo che avvelena l'Italia del presente. Autoctoni e immigrati devono essere uniti nella stessa battaglia di civiltà per affermare i diritti di coloro che diritti non hanno.
Noi che conosciamo i drammi dell’immigrazioni, noi che ci spendiamo quotidianamente per dare una prospettiva di vita ai fratelli e alle sorelle che arrivano da lontano in cerca di una vita migliore, diamo tutto il nostro sostegno alla mobilitazione del primo marzo.


Domenico Lucano -Sindaco di Riace
Ilario Ammendolia- Sindaco di Caulonia

L'adesione dei Verdi

Il Presidente dei Verdi italiani, Angelo Bonelli, tutta la Federazione Nazionale, la Federazionde dei Verdi del Lazio, aderiscono alla giornata "Primo Marzo 2010 Sciopero degli Stranieri".

L'adesione di Amnesty

"La Sezione Italiana di Amnesty International aderisce allo Sciopero degli stranieri del 1° marzo. Si tratta di un'iniziativa importante per ribadire che i diritti umani devono valere per tutti, altrimenti diritti non sono ma privilegi, e per contrastare la violenza e gli stereotipi nonché il linguaggio di natura discriminatoria e xenofoba, talora anche da parte di rappresentanti delle istituzioni e dei mezzi d'informazione"
Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International

L'adesione e il contributo di Legambiente

giovedì 25 febbraio 2010

“Primo marzo - Un giorno senza di noi”
Un’adesione che va oltre il semplice comunicato di sostegno. Un’adesione attiva che parte da quello che siamo e da ciò che possiamo mettere in campo per questa importante iniziativa.
I drammatici fatti di Rosarno sono soltanto l’ultimo visibile evento che mette a nudo i limiti delle politiche sull’immigrazione portate avanti dai governi di centro-destra come di centro-sinistra. I respingimenti in mare, i numerosi scandali sulla gestione dei “centri di accoglienza”, la cultura razzista che si sta diffondendo, le file notturne per il rinnovo dei permessi di soggiorno, il naufragio di una politica di integrazione vera e di rilancio di servizi per fornire strumenti efficaci ai migranti per non essere preda della malavita organizzata: sono fenomeni di stringente attualità che quotidianamente ci indignano, situazioni odiose che ci allontanano sempre di più dalla nostra idea di essere italiani, e che rendono sempre più difficile a tutti quei migranti che Vogliono bene all’Italia di dimostrarlo insieme a noi “autoctoni”.
Saranno oltre 600 le classi per l’ambiente impegnate dal nord al sud d’Italia in dibattiti e incontri dedicati ai temi delle migrazioni e dell’integrazione, appuntamenti fondamentali di preparazione al primo marzo e alla miriade di attività che saranno realizzate in tutto il Paese.
Domenica 28 febbraio nelle città a più alto impatto migratorio i circoli di Legambiente si troveranno insieme alle comunità di migranti per rimboccarsi le maniche in concreti momenti di volontariato ambientale. Una sorta di “Puliamo il Mondo” per dare un messaggio importante: i migranti sono indispensabili all’Italia per i lavori che svolgono, ma soprattutto perché sono un pezzo sano della nostra società. Da Milano a Verona, da Napoli a Trento sarà un’occasione anche per pianificare insieme una collaborazione da mettere in campo durante tutto l’anno nelle piccole e grandi campagne associative.
Lunedì primo marzo a Roma volontari di Legambiente insieme a rifugiati politici afgani, eritrei, curdi, togolesi ed ivoriani saranno impegnati per ripulire il Parco di Colle Oppio dai rifiuti e dal degrado. Un’azione simbolica ma concreta per migliorare la città, perché insieme, italiani e stranieri, siamo la parte migliore di questo Paese. Una mattinata di volontariato, ma anche di amicizia e di festa, cui parteciperanno anche gli alunni di numerose scuole della capitale, con incontri e momenti di animazione, prendendo insieme un caffè eritreo o un the afgano nel Parco.
Info www.legambiente.eu - e s.andreotti@legambiente.it

Unione degli Studenti per il Primo Marzo

mercoledì 24 febbraio 2010

UdS - Unione degli Studenti e Link Coordinamento Universitario promuovono fortemente l'iniziativa "Primo Marzo: un giorno senza di noi", non solo per puntare permanentemente un faro sulla politiche e gli episodi di razzismo, ma anche con l'obiettivo di dimostare definitivamente l'insostituibile contributo all'economia della popolazione migrante anche in un periodo di fortissima crisi economica.

A fronte di una politica sul fenomeno migratorio che continua a considerarlo un problema piuttosto che porsi nell'ottica dell'immigrazione come risorsa non solo economica, ma anche culturale e sociale.

Di una società caratterizzata dai permessi di soggiorno a punti, dai Centri di identificazione ed espulsione, dagli accordi economici che trasformano le persone in prodotti di mercati, è necessario costruire una società aperta e tollerante.

Di una scuola pubblica che si riconosce nelle classi ponte, nei presidi spia, nei tetti sugli studenti immigrati del 30%, ma che vuole e deve essere una scuola dell'integrazione, dell'accoglienza e della costruzione reale della nostra comunità.

Ne abbiamo avuto abbastanza di tutti i provvedimenti, gli opinionismi, i meccanismi vergognosi attuati con l'obiettivo di marchiare e criminalizzare chi viene considerato "immigrato (clandestino)".

Vogliamo riappropriarci e riabilitare questo termine, diventato peggiorativo a causa della strumentalizzazione di chi attua il governo della paura e dell'incertezza.

Il Partito democratico in sostegno del Primo Marzo

lunedì 22 febbraio 2010

“L'art. 1 della Costituzione Italiana recita: "L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo...".

Ebbene una parte di questo popolo, circa il 7%, lavora e contribuisce al PIL del 10% ma nella stragrande maggioranza non ha cittadinanza italiana. Gli immigrati con permesso di soggiorno regolarmente occupati in Lombardia sono il 15,7% del totale dei lavoratori lombardi. Se qualcuno di loro, dopo 9 anni e 11 mesi di lavoro, lo perde e con esso il conseguente permesso di soggiorno, ripiomba suo malgrado nella clandestinità e cioè diventa una persona penalmente perseguibile. Nella maggioranza dei casi il nostro neo-clandestino ha messo su famiglia e magari anche acceso un mutuo. Oggi a Milano 1 residente su 7 è immigrato e 1 minore su 4 è figlio di immigrati. Il numero di imprese con titolare straniero in Italia è triplicata negli ultimi 4 anni. La regione Lombardia con il 23% del totale nazionale è la regione con il maggior numero di titolari d'impresa immigrati. In tutti questi dati non sono ovviamente contemplati i lavoratori "clandestini" che in molti casi sono forzatamente mantenuti tali da chi vuole solo la loro prestazione di lavoro, non considerandoli neppure persone. Usare lo strumento dello sciopero per questi lavoratori significa innanzitutto ricordare a noi tutti la non applicazione dell'artico 1 della Costituzione italiana sulla quale si fonda l'identità del nostro Stato e della nostra democrazia repubblicana.”

Così Ornella Bergadano, responsabile Forum immigrazione PD Lombardia e membro del Forum nazionale, fa seguito alle prime parole di adesione del Pd.
Il Pd si è impegnato a sollecitare la partecipazione dei suoi iscritti ed elettori (anche all’estero) alle diverse iniziative in programma il 1 marzo:
“è emersa una condivisione degli obiettivi e, soprattutto, la volontà di promuovere una partecipazione dal basso e dai territori, coinvolgendo direttamente gli immigrati per promuovere una nuova cultura della convivenza e dell’integrazione”
ha commentato Livia Turco, presidente del Forum Immigrazione del Partito democratico, lo scorso venerdì.

E ancora:

- il Pd milanese con il Segretario provinciale Roberto Cornelli:
“Vanno tutelate libertà, dignità e diritti di chi vive e lavora in Italia, di qualunque nazionalità sia”. “Solo un giorno di stop da parte dei lavoratori immigrati può mettere a dura prova la nostra economia. E' impossibile pensare a un’Italia senza immigrati.”

- i Giovani democratici lombardi con il Segretario Silvia Gadda:
“I Giovani Democratici lombardi aderiscono allo sciopero dei lavoratori stranieri indetto in tutta Italia per il prossimo primo marzo. La nostra Regione, con la sua alta presenza di stranieri provenienti dall’Europa e dagli altri continenti dovrebbe essere un laboratorio eccezionale di sviluppo culturale e integrazione”. “Come Giovani Democratici pensiamo che la pacifica convivenza e la legalità vadano di pari passo con la qualità della vita.”

- il Pd di Parigi, con il Segretario Beatrice Biagini:
“Il PD Parigi ha aderito allo sciopero e sarà in piazza il primo marzo”. “Siamo anche noi immigrati e scendiamo in piazza per ribadire i valori della convivenza e del rispetto”

Docenti universitari/e a sostegno del primo marzo

domenica 21 febbraio 2010

Dapprima in Francia, poi in Italia, in Spagna, in Grecia e in altri paesi europei, la giornata del primo marzo è stata proclamata “una giornata senza di noi” con l’intento da parte dei/delle migranti che vivono in questi paesi di far percepire, per un giorno, l’importanza della loro presenza economica e sociale sia attraverso lo sciopero sia attraverso altre forme di protesta come l'astensione dai consumi. Ispirata alla giornata del primo maggio del 2006, quando in varie città degli Stati Uniti i/le migranti privi/e di documenti di soggiorno erano riusciti/e a bloccare la vita economica e sociale di quelle città attraverso una massiccia astensione dal lavoro e fluviali manifestazioni in cui ricordavano a tutti che “We are America”, questa giornata ci sembra di particolare importanza anche per iniziare una necessaria riflessione sulle forme della nostra esistenza comune di cittadini/e e non cittadini/e, migranti e non.
Per questo, abbiamo deciso di assumere come parte del nostro testo quello sottoscritto da alcuni lavoratori africani di Rosarno. Riteniamo, infatti, che quanto accaduto a Rosarno nei primi giorni di gennaio – le intimidazioni e le violenze sui migranti, la rivolta dei lavoratori africani, la “caccia al nero” dei giorni successivi, il coinvolgimento di alcune parti della mafia nella “gestione dell’ordine pubblico”, il trasferimento d’urgenza di tutti i lavoratori africani, la loro detenzione nei centri di identificazione ed espulsione e la minaccia di espulsione per quelli privi di permesso di soggiorno – sia il precipitato, soltanto più visibile, delle scelte politiche con cui negli ultimi anni i governi che si sono succeduti hanno affrontato e voluto gestire il fenomeno globale delle migrazioni. Il risultato, innanzitutto, di una volontà di generale clandestinizzazione della presenza dei/lle migranti e dei lavoratori e delle lavoratrici migranti che ha permesso, non solo a Rosarno, ma nel Sud come nel Nord del paese, tra i campi di agrumi e le serre così come nelle fabbriche e le piccole imprese, o nelle famiglie, forme di assoluto sfruttamento della forza lavoro possibili grazie a un’illegalità diffusa del mercato del lavoro generata proprio dalle leggi che normano l’immigrazione. Ricordiamo di seguito alcuni dei provvedimenti e dei fatti che stanno alla base di quanto accaduto a Rosarno così come di quanto accade quotidianamente nel resto d’Italia: l’istituzione dei centri di detenzione nel lontano 1998, con cui si apriva il capitolo del doppio binario giuridico, uno per i cittadini, un altro per i non cittadini, passibili di pene detentive in assenza di reato; il nesso inscindibile tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno, con la legge del 2001, che spianava la strada a ogni forma di ricattabilità da parte dei datori di lavoro sulla forza lavoro migrante, compresa la ricattabilità sessuale delle lavoratrici migranti impiegate nel lavoro domestico; gli innumerevoli provvedimenti delle recenti norme previste dai pacchetti sicurezza ispirati tutti a un orizzonte di discriminazione e razzismo (l’aggravante di clandestinità, il reato di clandestinità, il prolungamento a sei mesi della detenzione amministrativa, l’interdipendenza tra permesso di soggiorno e atti dello stato civile, tra cui il riconoscimento dei figli e il matrimonio, l’istituzione di corpi speciali privati per il mantenimento dell’ordine pubblico); i respingimenti verso la Libia iniziati nel maggio del 2009 volti a risolvere il problema degli arrivi sulle coste italiane con la deportazione verso i campi di concentramento della Libia finanziati dallo stato italiano di donne, uomini e bambini, spesso potenziali rifugiati provenienti dai luoghi di guerra delle ex-colonie italiane. La criminalizzazione dei migranti privi di permesso di soggiorno produce effetti a cascata su tutti/e i/le migranti che vivono in Italia, rendendo precaria la condizione degli/delle stessi/e migranti “regolari”, esponendoli/e a continue discriminazioni e alla possibilità sempre presente di ricadere nell’“irregolarità”. “Come può manifestare qualcuno che non esiste?” si chiedono i lavoratori africani di Rosarno, in una lettera scritta durante l'assemblea in cui si sono incontrati a Roma alla fine di gennaio, descrivendo prima di questa domanda l’esistenza quotidiana “di chi non esiste”, dalla giornata lavorativa alle notti prive di acqua e elettricità e costellate di episodi di violenza e intimidazioni. “Come può esistere chi non esiste” è, infatti, secondo noi, la domanda di fondo diventata sempre più impellente in Italia e generata da una forma pervasiva di razzismo istituzionale che permette e legittima forme di razzismo, intolleranza, xenofobia sociali che stanno ormai erodendo la vivibilità comune delle nostre città. O, meglio, come possono esistere tutti e tutte coloro che, pur essendo “attori della vita economica di questo paese”, con differenti dispositivi sono continuamente sospinti verso una presenza marginale e una vita non vivibile costellata di mille ostacoli (dai tempi biblici del rinnovo del permesso di soggiorno all’assenza di ogni possibilità di regolarizzazione, dagli innumerevoli modi in cui si elude il riconoscimento dello stato di rifugiato alle norme che entrano in modo discriminatorio nelle scelte di vita affettiva concedendo ai migranti “affetti di serie b”, sino ai mesi di detenzione previsti per chi non ha o ha perso il permesso di soggiorno e all’ultima proposta del “permesso di soggiorno a punti”)?
Aderiamo a questa giornata perché riteniamo che questa domanda coinvolga la vita di tutti e di tutte, migranti e non, studenti, studentesse, lavoratori e lavoratrici, disoccupati e disoccupate, in Italia così come nel resto d’Europa e in altri paesi del mondo. In quanto docenti, sappiamo che nelle università, anziché come studenti e studentesse nelle nostre aule è più facile incontrare i/le migranti come lavoratori e lavoratrici delle cooperative di servizi, assunti/e con bassi salari e senza garanzie.
La scandalosa difficoltà nell’accesso a un permesso di soggiorno per studi universitari, attraverso una politica delle “quote” anche nel campo del sapere che rende quest’ultimo esclusivo privilegio dei cittadini, è parte integrante della chiusura nei confronti dei/delle migranti che caratterizza il nostro paese. Per questo ci impegniamo a lottare anche per garantire la piena accessibilità dell’Università ai/alle migranti. Siamo più in generale convinti che soltanto cancellando il razzismo istituzionale e sociale come pratica quotidiana di sfruttamento sarà possibile costruire spazi di convivenza futuri.

Docenti precari/e e docenti non precari/e delle Università italiane

firmatari:

Fabio Amaya (Università di Bergamo)

Anna Curcio (Università di Messina)

Umberto Galimberti (Università di Venezia)

Maria Grazia Meriggi (Università di Bergamo)

Sandro Mezzadra (Università di Bologna)

Renata Pepicelli (Università di Bologna)

Luca Queirolo Palmas (Università di Genova)

Antonello Petrillo (Università Suor Orsola Benincasa, Napoli)

Federico Rahola (Università di Genova)

Fabio Raimondi (Università di Salerno)

Maurizio Ricciardi (Università di Bologna)

Anna Maria Rivera (Università di Bari)

Gigi Roggero (Università di Bologna)

Pier Aldo Rovatti (Università di Trieste)

Devi Sacchetto (Università di Padova)

Anna Simone (Università Suor Orsola Benincasa, Napoli)

Federica Sossi (Università di Bergamo)

Alessandro Triulzi (Università di Napoli L’Orientale)

Tiziana Terranova (Università di Napoli L’Orientale)

Fulvio Vassallo Paleologo (Università di Palermo)

per ulteriori adesioni: http://www.PetitionOnline.com/march1st/petition.html