Sabato Primo Marzo 2014 presso la Biblioteca Comunale di Montevarchi (in
via dei Mille, 7) si svolgerà una lettura della "Carta di Lampedusa", a
cura di "Diesis Teatrango" in collaborazione con le associazioni di
cittadini stranieri attive nel territorio, introdotta da Nicola Mugnai
di "Libera Coordinamento Valdarno" e accompagnata dal chitarrista
Alberto Gabbrielli. Seguiranno gli interventi degli Assessori Pierluigi
Fabiano e Giovanni Rossi del Comune di Montevarchi che hanno organizzato
l'iniziativa.
Primo Marzo a Milano
In Primo Marzo a MIlano
DIRITTI PER LE/I MIGRANTI = DIRITTI PER
TUTTE E TUTTI
Manifestazione cittadina a Milano - 1 marzo 2014
ore 14,30 Piazzale Loreto/angolo viale Padova
Il 1 marzo è diventato uno degli appuntamenti simbolo dell’antirazzismo. Anche quest’anno vogliamo ribadire a gran voce che garantire i diritti dei e delle migranti vuol dire garantire i diritti di tutta la società.
Solo insieme, migranti ed autoctoni, possiamo rispondere al clima di razzismo e di paura, che alcuni esponenti di istituzioni, partiti politici o mass media vogliono affermare nel paese.
Solo insieme possiamo costruire una risposta alla crisi e a chi fomenta la guerra tra poveri facendo crescere la solidarietà per rendere concreto il sogno di una società di convivenza, in cui tutte le persone possano godere degli stessi diritti, senza distinzioni basate sulle diversità.
Per ciò chiamiamo tutti e tutte a manifestare il Primo Marzo a Milano contro ogni forma di razzismo e per i diritti dei e delle migranti.
Vogliamo far risuonare per le strade di Milano le nostre richieste:
- La chiusura immediata dei Centri di Identificazione ed Espulsione
e la chiusura definitiva del Centro di via Corelli a Milano
- Una nuova legge sull’immigrazione
- Svincolare il permesso di soggiorno dal lavoro
- Il diritto di cittadinanza per le bambine e i bambini nati e/o cresciuti in Italia
- Il diritto di voto per i/le migranti che risiedono in Italia
- Il diritto al lavoro per tutti e tutte come previsto dalla Costituzione e parità di diritti fra cittadini
- Il diritto al reddito per tutti e tutte
- Una legge per il diritto d’asilo e reali politiche di accoglienza
- No alla discriminazione nell'acceso ai servizi
- Garantire l'esercizio della libertà di culto
MILANO SENZA FRONTIERE
Manifestazione cittadina a Milano - 1 marzo 2014
ore 14,30 Piazzale Loreto/angolo viale Padova
Il 1 marzo è diventato uno degli appuntamenti simbolo dell’antirazzismo. Anche quest’anno vogliamo ribadire a gran voce che garantire i diritti dei e delle migranti vuol dire garantire i diritti di tutta la società.
Solo insieme, migranti ed autoctoni, possiamo rispondere al clima di razzismo e di paura, che alcuni esponenti di istituzioni, partiti politici o mass media vogliono affermare nel paese.
Solo insieme possiamo costruire una risposta alla crisi e a chi fomenta la guerra tra poveri facendo crescere la solidarietà per rendere concreto il sogno di una società di convivenza, in cui tutte le persone possano godere degli stessi diritti, senza distinzioni basate sulle diversità.
Per ciò chiamiamo tutti e tutte a manifestare il Primo Marzo a Milano contro ogni forma di razzismo e per i diritti dei e delle migranti.
Vogliamo far risuonare per le strade di Milano le nostre richieste:
- La chiusura immediata dei Centri di Identificazione ed Espulsione
e la chiusura definitiva del Centro di via Corelli a Milano
- Una nuova legge sull’immigrazione
- Svincolare il permesso di soggiorno dal lavoro
- Il diritto di cittadinanza per le bambine e i bambini nati e/o cresciuti in Italia
- Il diritto di voto per i/le migranti che risiedono in Italia
- Il diritto al lavoro per tutti e tutte come previsto dalla Costituzione e parità di diritti fra cittadini
- Il diritto al reddito per tutti e tutte
- Una legge per il diritto d’asilo e reali politiche di accoglienza
- No alla discriminazione nell'acceso ai servizi
- Garantire l'esercizio della libertà di culto
MILANO SENZA FRONTIERE
(ascolta lo spot radiofonico)
Facebook: https://www.facebook.com/1marzomilanosenzafrontiere
Per adesioni:
e-mail:stessabarcamilano@gmail.com
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Primo Marzo a Modena
In Primo Marzo a Modena
Cosa
accadrebbe se anche per un solo giorno tutti gli immigrati, a Modena,
in Italia, in Europa e nel mondo intero incrociassero le braccia? Le
nostre vite potrebbero procedere normalmente?
Da
queste domande ha avuto origine la Giornata degli Stranieri, o
Giornata Senza di Noi, che, nata in Francia nel 2009, si celebra ogni
anno il 1° marzo.
A
Modena il “Comitato della Rete Primo Marzo” si associa a questa
celebrazione che vede nativi e immigrati “uniti nella stessa
battaglia di civiltà” per il riconoscimento pieno della dignità e
dei diritti per tutti gli esseri umani, come recita il Manifesto
della Rete.
La
Rete raccoglie idee, proposte, esperienze, progetti per una società
dell’accoglienza, civile ed inclusiva, che combatta ogni forma di
barriere, sfruttamento, razzismo, xenofobia e discriminazione. Chiede
nuove leggi in materia di immigrazione e per garantire il diritto di
cittadinanza, il rispetto dei diritti e la libera circolazione dei
migranti, ma anche una corretta informazione su questi temi. Troppo
spesso i media associano gli immigrati ai barconi di clandestini, ai
problemi di permessi di soggiorno, di sicurezza e di posti di
lavoro.
Proviamo,
invece, a guardare alla realtà che ci circonda, ai successi e alla
ricchezza che questi cittadini stanno portando alla nostra società,
rinvigorendola e ringiovanendola, con forze nuove e fermenti
innovatori .
La
natalità è in lieve ma costante aumento a Modena, dove un neonato
su quattro è figlio di migranti. Il 15% degli alunni delle nostre
scuole è di origine straniera e le frequenta con buoni risultati e,
nonostante la crisi e il terremoto, sono attive 68mila imprese aperte
da non italiani. I circa 186mila residenti stranieri nella nostra
provincia, di 130 nazionalità, in numero sempre crescente chiedono
la cittadinanza italiana e sono qui alla ricerca di una loro identità
e integrazione.
Il
Centro Territoriale Permanente, la Biblioteca Delfini, il Museo
Civico e la Casa delle Culture, fra gli altri, svolgono con esiti
straordinari un’attività a vasto raggio e profondamente culturale
nei suoi contenuti e fondamenti. Lo testimoniano progetti come
“Storie di Santi, Eroi e Migranti” o “Una Storia Unica” o
eventi come la
mostra “Strade” che si potrà visitare fino all’8 giugno.
Da
anni in città, questo intenso lavoro ha il delicato compito di
promuovere l’integrazione dei migranti e preservare la loro
identità distintiva attraverso l’insegnamento della “lingua del
pane”, l’italiano, e il custodire e mantenere viva la “lingua
del cuore”, la lingua madre.
Sui
temi dei diritti umani e civili per tutti, sul valore
dell’interculturalità e il rispetto di tutte le lingue madri
verteranno le iniziative della giornata del Primo Marzo, organizzate
dal Comitato della Rete di Modena. Il programma è consultabile sulle
pagine Facebook del Comitato Primo Marzo di Modena e di agendER.
Sarà
presente alla manifestazione, con i suoi pregevoli libri, la casa
editrice SINNOS che, unica nel suo genere, si occupa di letteratura
sui o dei migranti e si adopera per un’educazione alla cittadinanza
consapevole e per la salvaguardia delle lingue e delle culture madri
attraverso testi bilingui, corredati da preziose annotazioni
linguistiche.
ALESSANDRA
BINOTTI
CON - CORRERE - 1° Marzo a Imola
In CON - CORRERE, In Primo Marzo a Imola
Camminata / parata per promuovere la cittadinanza attiva e la salute mentale come diritti di tutti
SABATO 1°MARZO A IMOLA DALLE ORE 16.00
Percorso costellato di interventi:
Partenza da Via Caterina Sforza n. 3
Camminata nel centro storico .
Arrivo in Piazza Caduti per la Libertà (sotto l’orologio) con una sosta fi nale per un “microfono aperto”, occasione di confronto e testimonianze
SABATO 1°MARZO A IMOLA DALLE ORE 16.00
Percorso costellato di interventi:
Partenza da Via Caterina Sforza n. 3
Camminata nel centro storico .
Arrivo in Piazza Caduti per la Libertà (sotto l’orologio) con una sosta fi nale per un “microfono aperto”, occasione di confronto e testimonianze
Primo Marzo a Campobasso
In Primo Marzo a Campobasso
Il 1° Marzo 2014 a Campobasso l’Associazione Primo Marzo Molise organizza :
ore 18,30 Piazza Municipio incontro con i migranti ed i cittadini (musica, testimonianze e volantinaggio;
ore 20,00 Auditorium ex GIL concerto con l’Alexian Group (ingresso libero)
È musicista compositore, cantautore, insegnante, poeta, saggista.
Ha due lauree una in Lingue e Letterature Straniere Moderne e l'altra in Musicologia, entrambe conseguite all'Università degli Studi di Bologna. Insegna lingua e Cultura Romaní all'Università di Chieti. Con il suo gruppo: l'Alexian group" tiene numerosi concerti di musica romani in italia e all'estero.
fref=tshttps://www.facebook.com/pages/Associazione-Primo-Marzo-Campobasso/174347352761443?fref=ts
Abbiamo bisogno di un Ministero dell'Integrazione? SI
mercoledì 19 febbraio 2014
Il Ministero per l'Integrazione non solo è utile, ma necessario. L'immigrazione è composta da una serie di aspetti sociali, culturali, economici che vanno valorizzati perché arricchiscono il nostro paese e l’Europa e non ha senso che la maggior parte delle competenze in questo ambito siano delegate al Ministero degli Interni continuando a riproporre l’immigrazione in termini di minaccia securitaria o emergenza sociale. Ad oggi la società civile, nell’ambito dei diritti per i migranti, e quindi per tutte e tutti, ha fatto delle richieste alla politica che non sono rimaste inascoltate. Basta pensare alla volontà popolare che si è espressa con la proposta di legge sui diritti di cittadinanza, all' allargamento dell'accoglienza Sprar, al recepimento della direttiva europea n.33 del 26 giugno, i disegni legge sull'asilo politico per capire che è necessario che in Italia si possa e si debba parlare di questi argomenti non in termini di puro controllo e repressione ma in maniera costruttiva per un reale stato di diritto forte e coeso per tutte e tutti.
L’immigrazione è una risorsa e in quanto tale sono necessari investimenti mirati e lungimiranti.
Questo lo possiamo fare se questo paese si doterà in maniera definitiva di un Ministero per l'Integrazione che possa usufruire delle effettive risorse economiche e capacità decisionali effettive.
Per questo come rete Primo Marzo chiediamo che tale Ministero non solo non venga messo in discussione ma bensì venga potenziato.
Elisa Cesan portavoce nazionale Rete Primo Marzo
In
Primo Marzo a Palazzo San Gervasio
In un mondo che ha come carattere decisivo la migrazione globale – di capitali, di merci, d'idee e di persone – si riproducono frontiere, materializzate nei vari centri di detenzione per “migranti”. Sicurezza e respingimenti, cemento e reclusione, non sono più spiegabili attraverso il paradigma dello "stato d'eccezione".
Continua la lettura sulla pagina dell'Osservatorio Migranti Basilicata
sabato 15 febbraio 2014
Appello per un sit-in al C.I.E. di Palazzo San Gervasio in occasione del primo marzo 2014 , giornata di sciopero generalizzato dei lavoratori immigrati.
All'interno di un'Europa pensata senza frontiere si continua a innalzare muri, reti e filo spinato.
In un mondo che ha come carattere decisivo la migrazione globale – di capitali, di merci, d'idee e di persone – si riproducono frontiere, materializzate nei vari centri di detenzione per “migranti”. Sicurezza e respingimenti, cemento e reclusione, non sono più spiegabili attraverso il paradigma dello "stato d'eccezione".
Costruito nel 2011 su un terreno confiscato alla mafia par far fronte all'ENA, il C.I.E. di Palazzo San Gervasio diventerà CIET, poi chiuso, e nei mesi scorsi ne è stata annunciata la riapertura.
Questo, come gli altri luoghi di frontiera affini, attraverso le leggi che da vent'anni li producono, funzionano in molti casi da serbatoio di manodopera a bassissimo costo per il lavoro nelle campagne di tutta Italia, da Foggia a Boreano, da Rosarno fino a Saluzzo. Lo sfruttamento inumano dei braccianti migranti, l'assoluta precarietà abitativa, lavorativa, esistenziale che questi vivono sono legati da un filo rosso alla realtà detentiva, punitiva e liberticida che altri e altre migranti vivono quotidianamente nei vari centri di accoglienza, di cui i C.I.E. costituiscono l'esempio più aberrante e indegno (come dimostrano le docce anti-scabbia di Contrada Imbriacola, a Lampedusa e non solo).
Chiaro è che questo modello di governo della popolazione migrante irregolare è ormai strutturato e funzionale alle pratiche dell'economia neo-liberista, oggi globalmente dominante.
Lo sciopero dei lavoratori migranti vuole perciò mettere a fuoco quella che è la realtà italiana, europea e globale. La lavoratrice immigrata, come il lavoratore migrante, sono a tutti gli effetti parte integrante e attiva delle nostre società produttive. É solo lottando in favore di un'idea di cittadinanza realmente aperta e includente e fondata sull'universalità dei diritti che si può, nei fatti, rompere questa catena di sfruttamento e detenzione. La giornata europea di sciopero generalizzato dei lavoratori e delle lavoratrici immigrate coincide, così, con la battaglia per la chiusura definitiva dei vari centri di detenzione, identificazione ed espulsione, perché la libertà o la necessità di spostarsi, vivere e lavorare non deve essere rinchiusa, imprigionata, violentata e uccisa.
Chiediamo che i 2 milioni e 700 mila euro di soldi pubblici stanziati per la ristrutturazione del C.I.E di Palazzo San Gervasio vengano destinati a percorsi autorganizzati e autogestiti dagli stessi lavoratori agricoli, italiani e non!
Continua la lettura sulla pagina dell'Osservatorio Migranti Basilicata
APPELLO DELLA RETE PRIMO MARZO 2014
In APPELLO DELLA RETE PRIMO MARZO 2014lunedì 10 febbraio 2014
La giornata del Primo Marzo, giunta nel 2014 alla V edizione, si è consolidata come un appuntamento per rinnovare l’impegno e la lotta per i diritti, contro il razzismo, le frontiere e lo sfruttamento. Una mobilitazione che da alcuni anni unisce migranti ed autoctoni per affermare la dignità dell’essere umano, il diritto alla libera circolazione e quello di scegliere liberamente dove risiedere, il valore del meticciato.
Il 2013 è stato un anno caratterizzato da eventi drammatici e dalla crisi economica: peggiorano le condizioni lavorative, aumentano precariato e disoccupazione. A trovarsi nella posizione più critica sono i soggetti più deboli e ricattabili. E la maggior parte dei migranti si colloca a pieno titolo in questa categoria, anche per effetto della legge sull’immigrazione in vigore, che continua a tenere legati permesso di soggiorno e contratto di lavoro.
L’Italia è diventata per i richiedenti asilo un paese di transito, ma le sue frontiere, in molti casi passaggi obbligati per chi aspiri ad entrare nella Fortezza Europa, continuano a rivelarsi come luoghi di morte. La tragedia del 3 ottobre non è in questo senso che la punta dell’iceberg. Nonostante ciò, invece di instaurare corridoi umanitari, che consentirebbero ai profughi di arrivare nel nostro Paese in condizione di relativa sicurezza, vengono mantenuti gli accordi bilaterali esistenti per i respingimenti e i rimpatri, viene rafforzata l’agenzia Frontex, si stipulano altri accordi di cooperazione militare. Una legge organica sull’asilo, di cui tante volte è stata sottolineata la necessità, ancora non c’è. Gli accordi di Dublino sono stati modificati in peggio, senza intaccare il principio per cui il richiedente asilo dovrà permanere nel primo Paese dell’Ue in cui sarà identificato, a prescindere dai suoi progetti di vita, dai suoi legami e dalla sua volontà.
Il sistema Cie, unanimemente riconosciuto come disumano, costoso e persino incapace rispetto agli scopi assegnati, rimane in vita, sebbene giorno dopo giorno, l’implosione di vari centri, abbia portato a una riduzione di quelli operativi. La tanto attesa nuova legge sulla cittadinanza, che dovrebbe contemplare il passaggio dallo ius sanguinis allo ius soli, non c’è ancora. Di quella per riconoscere il diritto di voto amministrativo agli immigrati non si parla più. Eppure erano entrambe proposte di legge popolare a cui si era arrivati attraverso la campagna “L’Italia sono anch’io” con centinaia di migliaia di firme.
Il ministero affidato a Cécile Kashetu Kyenge ha rappresentato un segnale significativo che lasciava presagire una volontà di cambiamento. Ma va sottolineato che il disinteresse e l’inazione complessivi del Governo e del Parlamento sul tema immigrazione hanno fatto sì che ad oggi nel concreto poco sia cambiato.
Proposte interessanti continuano ad arrivare dalla società civile. Fra gli esempi il contributo della “Carta di Lampedusa”, e l’appello del comitato “Nella stessa barca” che ha come obiettivo una urgente grande manifestazione nazionale il 12 aprile. La giornata del Primo Marzo 2014 s’inserisce in questo percorso come tappa importante per il riconoscimento dei diritti dei migranti e il rispetto
della dignità di tutte e di tutti. E anche la Rete Primo Marzo tornerà a proporre una mobilitazione diffusa su tutto il territorio con varie iniziative e per chiedere:
1. Una nuova legislazione in materia di immigrazione.
2. La cittadinanza per tutti i figli di migranti nati o cresciuti in Italia.
3. Il diritto di voto amministrativo e regionale per stranieri residenti.
4. Instaurazione di corridoi umanitari. Legge sull’asilo politico. Accoglienza degna ed effettiva.
5. Pieno riconoscimento del diritto di ricongiungimento familiare più ampio e meno restrittivo.
6. Rispetto dei diritti dei lavoratori e lotta al caporalato e allo sfruttamento lavorativo.
7. Libera circolazione; abrogazione degli accordi bilaterali di respingimento e rimpatri. Abolire dispositivi di monitoraggio e di controllo militari del mediterraneo come il Frontex.
8. Chiusura immediata di tutti i Cie.
9. Impegno per una informazione qualitativamente e formalmente corretta rispetto alle questioni che riguardano l’immigrazione.
Contro ogni forma di discriminazione e razzismo. Per una società meticcia e inclusiva che si rifaccia ai principi della Carta dei Migranti e della Carta di Lampedusa, Dichiarazione di Roma, nel quadro del rispetto della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.
Elisa Cesan nuovo portavoce della rete Primo Marzo
lunedì 27 gennaio 2014

Per molti mesi, da quando Cécile Kyenge è diventata ministro, quell’incarico è rimasto vacante. Domenica 26 gennaio, il vuoto è stato colmato. La Rete Primo Marzo ha un nuovo portavoce nazionale: Elisa Cesan, classe 1978, laureata in scienze delle formazioni, educatrice professionale, già referente – assieme a Didier Arsene Brou – del comitato Primo Marzo Firenze.
La nomina è avvenuta nel corso dell’assemblea nazionale convocata anche per avviare l’organizzazione della prossima Journée sans nous, la giornata senza immigrati (che dal 2010 è diventata un appuntamento imprescindibile per chi si occupa di immigrazione. «Sono onorata di ricoprire questo incarico – ci dice un po’ emozionata – perché credo fermamente nei valori dell’antirazzismo e dell’inte(g)razione sociale. Credo che la strada giusta da percorrere sia quella dei diritti di tutti per tutti per superare la contrapposizione tra noi e loro, per una piena espressione della nostra società meticcia». Elisa, originaria del Piemonte risiede da molto tempo a Firenze dove da molto tempo è attiva nell’associazionismo e svolge attività di volontariato con i migranti, Rom in particolare. E’ membro del Concistoro della Chiesa Valdese di Firenze. Raccogliere il testimone di Cécile Kyenge rappresenta una bella sfida. «Se dovessi diventare ministro pure io poi ci sarà la corsa a fare il portavoce del Primo Marzo», scherza.
L’incarico di portavoce della rete è stato, fino ad ora, sempre declinato al femminile. Prima di Kyenge, c’era stata Stefania Ragusa (che oggi dirige questa testata) e che aveva lancaito la proposta Primo Marzo insieme con altre tre donne.
Per la rete Primo Marzo il 2013 è stato un anno particolarmente ricco di avvenimenti. E non solo per l’incarico ministeriale assegnato all’ormai ex portavoce. A luglio è stata organizzata la Carovana della Libera Circolazione, che è partita da Bolzano e ha fatto tappa in moltissime città italiane, fermandosi a Matera dove si è svolto il Festival della Libera Circolazione promosso anche dalla Rete Primo Marzo. Durante l’assemblea questi passaggi sono stati ricordati e sono state fissate le linee di indirizzo fondamentali per il futuro:
continuare a valorizzare la territorialità, in modo che ciascun comitato possa approfondire tematiche particolarmente sentite localmente; inserirsi in percorsi avviati da altre realtà in modo da poter convergere su tematiche condivise.
Per la rete Primo Marzo il 2013 è stato un anno particolarmente ricco di avvenimenti. E non solo per l’incarico ministeriale assegnato all’ormai ex portavoce. A luglio è stata organizzata la Carovana della Libera Circolazione, che è partita da Bolzano e ha fatto tappa in moltissime città italiane, fermandosi a Matera dove si è svolto il Festival della Libera Circolazione promosso anche dalla Rete Primo Marzo. Durante l’assemblea questi passaggi sono stati ricordati e sono state fissate le linee di indirizzo fondamentali per il futuro:
continuare a valorizzare la territorialità, in modo che ciascun comitato possa approfondire tematiche particolarmente sentite localmente; inserirsi in percorsi avviati da altre realtà in modo da poter convergere su tematiche condivise.
Francesca Materozzi
Chi sarà il portavoce della rete primo marzo?
domenica 28 luglio 2013
Un nostro errore, non abbiamo mai scritto su questa pagina che Cécile Kyenge una volta nominata Ministro per l'integrazione, ha lasciato la carica di portavoce della rete Primo Marzo. Il nuovo portavoce sarà nominato alla prossima assemblea della rete, in data da concordarsi.
giovedì 28 febbraio 2013
Primo Marzo 2013
Da Bolzano a Palermo presidi, incontri, convegni e presentazioni letterarie per celebrare il Primo Marzo 2013 – 24h senza di noi. La giornata senza immigrati.Segui il primo Marzo su Corriere Immigrazione
PRIMO MARZO 2013
Appello della Rete Primo Marzo
Per la mobilitazione nazionale migrante
Per il diritto alla libera circolazione
Per una società meticcia
La giornata del Primo Marzo, giunta nel 2013 alla sua IV
edizione, offre un rinnovato momento di impegno e di lotta contro sfruttamento
e razzismo: una mobilitazione di migranti ed autoctoni per affermare la dignità
dell’essere umano, il diritto alla libera circolazione, il valore del
meticciato.
Il primo sciopero
degli stranieri, avvenuto nel 2010, ha segnato un passo importante nella lotta per i diritti dei migranti e per il
riconoscimento del carattere multiculturale della nostra società. Da allora, sono
nati in tutta Italia tanti comitati Primo
Marzo che in questi quattro anni sono riusciti a coinvolgere
associazionismo, politica ed istituzione.
La Legge Bossi-Fini – fucina di clandestinità, ricatti e
oppressione – ha dimostrato da tempo di essere del tutto fallimentare; ma gli
esecutivi che si sono succeduti non hanno neanche ventilato l'ipotesi di nuove
norme quadro sull'immigrazione, perseverando in una politica securitaria, discriminatoria ed escludente. La Rete Primo Marzo chiede una nuova legge organica sull'immigrazione, che
costruisca uno status giuridico per i
migranti più forte e più certo, e cioè paritario, non punendo le vittime
del sistema, ma i veri sfruttatori, in particolare perseguendo attivamente il caporalato e la tratta.
La campagna L’Italia sono anch'io ha promosso
una proposta normativa per garantire i diritti di cittadinanza e il diritto di
voto amministrativo agli stranieri residenti. L’impegno sinergico della Rete
Primo Marzo, di sindacati, associazioni e partiti ha permesso la raccolta di migliaia
di firme, dimostrando la sensibilità dei cittadini e mettendo ulteriormente in
luce quello che da anni viene denunciato: il razzismo in Italia non sempre è
una malapianta spontanea; più spesso è seminato dall'alto sotto forma di
leggi, atti amministrativi e propaganda. Siamo di fronte, insomma, al razzismo
istituzionale, denunciato dal video La legge (non) è uguale per tutti
e da un omonimo dossier di prossima pubblicazione realizzati dalla Rete Primo
Marzo.
L’esempio più lampante del razzismo di Stato è certamente
quello dei CIE. La campagna LasciteCIEntrare, che la Rete Primo
Marzo ha promosso in collaborazione con molte realtà associative, ha recato finalmente
luce su questa realtà occultata. La chiusura di tali luoghi è e rimane l’unica
soluzione accettabile. Affinché i cittadini possano far sentire la loro voce è
stata attivata la petizione online L’Italia è migliore senza i CIE.
La Rete Primo Marzo promuove con forza l’effettivo
riconoscimento del diritto di tutti gli
esseri umani alla libera circolazione, come stabilito dalla Carta
Mondiale dei Migranti e dall'istituzione della Global Migrant Action del
18 dicembre. La negazione di questo diritto da parte degli stati nazionali si
traduce in accordi infami tra i governi (come quelli
Italo-libici) e al dubbio operato di agenzie UE quali Frontex, che hanno
portato a respingimenti arbitrari, con conseguente detenzione illegale, torture
e morte ai confini della fortezza Europa. La Rete Primo Marzo ribadirà
il suo impegno per il diritto alla libera circolazione partecipando al Forum Sociale
Mondiale di Tunisi.
La crisi del Nord
Africa ha evidenziato come la politica italiana sia stata incapace o
indisponibile ad una gestione almeno sensata di un consistente afflusso di
profughi. Malgrado siano stati stanziati fondi ben superiori rispetto all'accoglienza ordinaria, a quasi due anni di distanza dall'inizio dell’emergenza, siamo ben lontani da una soluzione dignitosa. Il 28 febbraio,
scade la proroga decisa dal Governo. Le pratiche relative al rilascio del
permesso umanitario, richiesto fin dall’inizio dalle associazioni, sono
clamorosamente ancora in corso. L’obiettivo dell’inserimento socio-lavorativo
dei migranti è stato ottenuto in casi sparuti mentre è prevalso lo spreco e la
negligenza nella logica della segregazione.
Avendo ben chiaro questo stato di cose e mossi dalla
volontà di cambiarle, lanciamo l'appello per costruire, il prossimo primo
marzo, una nuova grande giornata di mobilitazione di tutte le forze democratiche
per chiedere in particolare:
·
Il diritto alla libera circolazione di tutti e di tutte e
il riconoscimento del diritto a poter scegliere il luogo in cui vivere.
·
Una legge organica sull’asilo politico e la proroga
dell'emergenza Nord Africa fino a che tutti i profughi abbiano concluso l’iter
per la richiesta d’asilo e monitorando l’attivazione di un serio percorso per l’inserimento
sociale.
·
Una nuova legislazione in materia di immigrazione che
abroghi la Bossi-Fini e i decreti sicurezza, cancellando il contratto di
soggiorno e riconoscendo diritti effettivi e dignità piena ai migranti.
·
La chiusura di tutti i CIE e la cancellazione definitiva
del reato di clandestinità.
·
La cittadinanza per tutti i figli di migranti nati o
cresciuti in Italia. Il diritto di voto amministrativo per gli stranieri
residenti.
venerdì 5 ottobre 2012
ASSEMBLEA NAZIONALE RETE PRIMO MARZO MODENA 7 OTTOBRE 2012 ORE 10.30 - 15.00 CASA DELLE CULTURE VIA WILIGELMO, 80
Carissim*
Dopo alcuni mesi di lavoro ed impegno sul territorio , riprendiamo il cammino insieme, in rete," Verso il Primo Marzo 2013".Dalla sua nascita la rete promuove la partecipazione dal basso a un percorso in progress per costruire, proporre e crescere insieme con nuove forme di mobilitazione.Il primo Marzo 2010 - sciopero degli stranieri, è stato il momento che ha segnato un passo importante nella lotta per i diritti dei migranti e per il riconoscimento del carattere multiculturale della nostra società. Da allora lo sciopero si è rivelato uno strumento incisivo nella lotta dei migranti per rivendicare i propri diritti e denunciare il razzismo istituzionale, lotta che ha coinvolto persone singole, associazioni, formazioni politiche e sindacali.Ogni anno la rete elabora un documento politico che contiene punti fondamentali per il nostro impegno durante tutto l'anno.Il 2012 ha segnato un altro passo fondamentale nella storia della rete, andando oltre la piazza. Quest'anno, infatti, oltre alle più tradizionali manifestazioni outdoor, sono stati organizzati assemblee, convegni, momenti di discussione per riflettere, confrontarsi e proporre un nuovo approccio al tema immigrazione. La radio si è rivelata un ottimo mezzo di comunicazione: attraverso interviste e servizi sul fenomeno migratorio ci ha permesso di mantenere l'Italia unita in rete nella settimana del primo marzo. Quest'anno vorremmo però implementare ulteriormente la nostra proposta comunicativa.Nei primi sei mesi dopo il 1 marzo si sono realizzate numerosi progetti nello spirito che ci caratterizza e che ritroviamo nel primo manifesto del 2010 e nella Carta mondiale dei migranti, elaborata a Gorée il 4 febbraio 2011. Dai vari territori si sono moltiplicate le voci del popolo meticcio nella sensibilizzazione e nella lotta per i diritti dei migranti che saranno raccolte in un dossier sul razzismo istituzionale.«Troppo spesso esso (il tema dell'immigrazione, ndr) viene affrontato solo in termini di emergenza e con approssimazione, indugiando sugli aspetti sensazionalistici e patetici. Probabilmente ciò avviene perché considerato marginale e di interesse limitato agli immigrati, ai loro eventuali congiunti italiani e agli attivisti antirazzisti. Si tratta invece di una questione che riguarda tutti. E non solo per ragioni di coscienza o di principio..», leggiamo nell'editoriale del primo numero di Corriere Immigrazione, la testata on line nata a fine agosto che riflette la filosofia del Primo Marzo. Corriere immigrazione è un settimanale che richiede il contributo di ognuno di noi per fare da ponte verso una società diversa, rispettosa dei diritti degli individui e attenta alla giustizia sociale." Verso il Primo Marzo 2013", parte dal mese di ottobre con una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse città del nostro paese, in contemporanea con i vari FSM (Forum Sociale Mondiale), per costruire insieme la prossima piattaforma politica del 2013.La prima assemblea si svolgerà a Modena, nell' Emilia colpita dal terremoto: qui cominceremo ad affrontare le problematiche emerse dopo questo disastro e parleremo della petizione popolare per la chiusura dei CIE.In un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, la scelta di organizzare più assemblee sul territorio nazionale diventa doverosa e permetterà ad un numero maggiore di cittadini, migranti e non, di partecipare al percorso dal basso per la definizione di un nuovo documento condiviso. La giornata del Primo Marzo è diventata il punto di riferimento dei migranti ed anche la giornata ufficiale per far valere la loro voce .In agenda anche altri temi: festival internazionale della rete primo marzo (che potrebbe svolgersi a Matera nel 2013), la sanatoria in corso, la giornata del 18 dicembre per la libera circolazione..
Per la rete Primo Marzo
Cécile Kashetu Kyenge - portavoce nazionale
Vi aspettiamo numerosi!!!!
Alina Diachuk, la sua morte servirà a qualcosa?
lunedì 3 settembre 2012
Il suicidio della giovane ucraina ha scoperchiato un pentolone di pratiche illegali al commissariato di Villa Opicina. Il punto sull’inchiesta.
Ricordate Alina Diachuk, la ragazza ucraina morta suicida nel commissariato di Villa Opicina a Trieste il 16 aprile scorso? I giornali ne hanno scritto imediatamente a ridosso dell’episodio, in alcuni casi ricamando inutilmente sulla sua vita privata. Il dato obiettivo e rilevante era che la ragazza, appena uscita dal carcere e in attesa del provvedimento di espulsione, in quella cella non avrebbe dovuto esserci: non c’erano elementi per trattenerla. Le indagini fecero emergere subito un altro dato obiettivo e rilevante: il trattenimento illegale dei migranti, nel commissariato di Opicina era una prassi consolidata. Tra le carte di Carlo Baffi, allora responsabile dell’Ufficio Immigrazione di Trieste, adesso indagato per sequestro di persona e omicidio colposo furono trovati materiali nazifascisti e testi antisemiti. Negli uffici è stato sequestrato invece un registro che documentava di tutto punto i trattenimenti illegali. La morte di Alina ha evidentemente scoperchiato un vaso di pandora, ricolmo di abusi e violazioni perpetrate da chi la legge dovrebbe farla rispettare. A distanza di qualche mese, Corriere Immigrazione ha deciso di tornare sulla vicenda. Troppo spesso, infatti, i casi di cronaca vengono “abbandonati” per seguire nuove notizie e così si rischia di perderne il senso.
Le indagini della Procura di Trieste, coordinate dal pm Massimo De Bortoli, hanno dunque portato alla luce altri casi di migranti illegalmente trattenuti da agosto 2011 ad aprile di quest’anno. Inizialmente si parlava di 49 persone. Questo numero, dopo ricerche più approfondite, pare essersi ridotto. Prima la Uil-Polizia, per bocca del segretario provinciale Daniele Dovenna, poi lo stesso Carlo Baffi, hanno giustificato l’operato della questura citando una circolare ad uso interno emanata anni fa da un questore e poi riconfermata dai suoi successori. «Sono certo», ha dichiarato Baffi al quotidiano di Trieste Il Piccolo, «di aver fatto applicare quanto aveva stabilito una circolare firmata 10 anni fa dall’allora questore Natale Argirò. Abbiamo sempre agito in questo modo e né avvocati, né magistrati hanno mai avuto qualcosa da ridire». La circolare in questione sarebbe servita ad aggirare un problema logistico: dal venerdì pomeriggio alla domenica, infatti, gli uffici del giudice di pace (competente in questo caso per il convalidamento dei provvedimenti di trattenimento e di espulsione degli stranieri) rimangono chiusi.
La difesa di Baffi, così come le parole di Dovenna, contengono più di una contraddizione. Sembra non vero che a Trieste “né avvocati, né magistrati abbiano mai avuto qualcosa da ridire”. A Corriere Immigrazione, risulta che almeno un avvocato triestino (in un momento precedente alla morte di Alina) qualcosa da ridire l’abbia avuto, e che le sue richieste siano state pure prese in seria considerazione. Accortosi in tempo che un suo assistito era stato rinchiuso arbitrariamente in commissariato, ha prontamente inviato un fax alla questura contestando l’illegittimità dell’atto. Risultato: il migrante era stato rilasciato immediatamente. Perché Baffi, così convinto della liceità del suo operato, non ha impedito (o ha permesso) la liberazione di questa persona? Corriere Immigrazione avrebbe voluto chiederglielo, ma il suo legale, Paolo Pacileo, ha risposto che un’intervista non sarebbe stata possibile. A proposito della circolare Argirò è inevitabile chiedersi come mai la Uil-Polizia abbia deciso di “denunciarla” dieci anni dopo la sua emanazione. Il problema prima non sussisteva?
In Procura si tende a ridimensionare la portata della circolare: aveva un contenuto troppo generico e non può in ogni caso rappresentare un alibi di fronte a reiterate violazioni della legge. L’attenzione rimane concentrata sulle responsabilità personali, in primo luogo quelle di Baffi. Ma un qualche ordine dall’alto deve esserci pur stato. Altrimenti non si spiegherebbe la sfrontatezza di quei registri in cui veniva segnato tutto: gli ingressi, le uscite, addirittura la consegna dei pasti dati. Come se trattenere discrezionalmente i migranti fosse la cosa più normale del mondo.
http://www.corriereimmigrazione.it/ci/2012/09/alina-diachuk/
http://www.corriereimmigrazione.it/ci/2012/09/alina-diachuk/
Luigi Riccio
La fontana del fico e le (troppe) foglie di fico
Lo sfruttamento dei braccianti in Basilicata ha una lunga tradizione. Un breve excursus, dalla riforma agraria del ’52 al caporalato etnico contemporaneo
Per giungere nella zona della Basilicata dove i migranti raccolgono i pomodori si percorrono per lungo tratto deserte colline gialle e brune. Nei campi appena mietuti frequenti sono i casolari decrepiti. Ogni tanto ci si imbatte in una macchia di verde, è segnale che nei pressi vi è un abbeveratoio da cui sgorga acqua fresca e potabile. Colline arse, casolari abbandonati e fontane non sono i soggetti di una cartolina lucana, ma elementi chiave per comprendere la storia delle campagne della Basilicata. Dal latifondo di un tempo ai braccianti migranti di oggi: una storia di sfruttamento e di lotte.
Ce la racconta in breve Gervasio Ungolo, fondatore insieme con Bernardo Bruno dell’Osservatorio Migranti Basilicata.
Fin dall’inizio del ‘900 i poveri contadini del Mezzogiorno protestavano e occupavano le terre dei grandi proprietari. A seguito della riforma agraria del ’52 parte dei latifondi fu espropriata, la terra tolta ai ricchi e venne sezionata in piccoli poderi, su ciascuno fu eretto un casale e piantato un mulino per estrarre l’acqua del sottosuolo. Ma i contadini vinsero la loro battaglia quando era oramai troppo tardi: l’economia stava cambiando e quei casali furono presto abbandonati. Città e fabbriche promettevano maggior fortuna della parca vita rurale.
Fin dall’inizio del ‘900 i poveri contadini del Mezzogiorno protestavano e occupavano le terre dei grandi proprietari. A seguito della riforma agraria del ’52 parte dei latifondi fu espropriata, la terra tolta ai ricchi e venne sezionata in piccoli poderi, su ciascuno fu eretto un casale e piantato un mulino per estrarre l’acqua del sottosuolo. Ma i contadini vinsero la loro battaglia quando era oramai troppo tardi: l’economia stava cambiando e quei casali furono presto abbandonati. Città e fabbriche promettevano maggior fortuna della parca vita rurale.
La Comunità Europea dovette introdurre dei contributi per convincere gli agricoltori a persistere nel loro mestiere. Ma quella che poteva essere una buona idea prese una brutta piega. L’agricoltore si trovò intrappolato in un sistema altamente collusivo da cui è assai difficile districarsi. Da una parte multinazionali e grande distribuzione impongono agli agricoltori di vendere il loro prodotto a prezzi sempre più stracciati. Dall’altra cooperative e consorzi premono affinché l’agricoltore produca fatture false per raggiungere le quote richieste dall’Europea, pena la perdita dei contributi dell’Unione necessari alla sopravvivenza delle aziende, visto il deprezzamento degli ortaggi e della frutta. Qual è la prevedibile conseguenza di questo meccanismo? Non certo una rivolta verso i poteri forti dell’economia e della politica. E ben più facile, sicuro e redditizio scaricare la disfunzione del sistema sull’anello più debole: i braccianti. Ciò significa che paghe e diritti dei raccoglitori divengono sempre più leggeri.
E mentre l’economia agricola assumeva tale tristo profilo, l’Italia iniziava ad essere terra d’approdo per gente in cerca ed in fuga. La carenza di manodopera agricola fu presto soddisfatta dall’arrivo di migranti che non temevano il duro lavoro di campagna. Non solo, ma lo status giuridico di straniero venne modellato da politica e diritto in modo straordinariamente utile allo sfruttamento lavorativo, rendendo l’immigrato regolare – e ancor di più l’irregolare – privo di alcun potere negoziale. Siamo alla metà degli anni ’80 e nei pressi di Palazzo San Gervasio, vicino alla Fontana del Fico, si crea il primo accampamento di migranti stagionali. Perché proprio a Palazzo? Perché è un territorio ricco di fontane pubbliche e, se il compenso del tuo lavoro non ti permette di prendere una casa in affitto, sei costretto ad accamparti e occorre avere l’accesso all’acqua.
Nel periodo della raccolta i casali abbandonati tornarono ad essere abitati: decrepiti e pericolanti per come erano, senza luce né acqua corrente. Il comune di Potenza ha disposto alcune cisterne in prossimità dei casali che la Caritas periodicamente riempie, ma sono insufficienti alle necessità di tutti i lavoratori stagionali. E allora si vedono migranti con i bidoni d’acqua sulla testa che attraversano le assolate colline come in remoti villaggi africani. Ma siamo in Europa e la gran parte dei migranti l’acqua corrente l’aveva anche in Africa.
In Basilicata, come in molte altre campagne d’Italia, i braccianti con un contratto di lavoro sono pochissimi e le giornate di lavoro dichiarate sono ben inferiori a quelle effettivamente lavorate. Lo si capisce facilmente facendo il confronto con il prodotto raccolto. Ma c’è accondiscendenza verso lo sfruttamento del lavoro: durante la raccolta i controlli sono estremamente laschi.
Le cose cambiano appena finisce il periodo del raccolto, l’Osservatorio migranti della Basilicata registra una sorta di caccia al clandestino: controlli a tappeto per sgombrare rapidamente il campo da gente che oramai non serve più. Si badi i controlli si accaniscono sempre sull’anello più debole: sui braccianti, mentre datori di lavoro che non regolarizzano e caporali generalmente la fanno franca. Ci si chiederà quanto sia remunerativo il lavoro di raccoglitore nelle campagne lucane. I braccianti ci dicono che non è semplice calcolarlo perché il lavoro viene pagato a cottimo (anche questo è illegale), l’unità di misura è il cassone che vuol dire quasi un metro cubo di pomodori raccolti. Fino a qualche anno fa un cassone era pagato 5 o 6 euro, poi il prezzo si è ulteriormente contratto fino a giungere ai 3 euro di quest’anno. E in oltre non si lavora sempre, un gruppetto di ragazzi sudanesi ci spiega che l’anno scorso erano riusciti a lavorare solo 10 o 15 giorni in un mese. Infine c’è la lauta cresta del caporale, così se ti porti 400 euro dopo un mese di fatica e umiliazione è grassa.
I migranti sono spesso accusati di concorrenza sleale nel procacciamento di un impiego perché accettando condizioni di lavoro aberranti contribuirebbero a ridurre i diritti dei lavoratori dipendenti. Sia chiaro che non c’entra niente la cultura d’origine, né esistono geni che fanno propendere alla schiavitù, nemmeno l’eventuale povertà del paese d’origine è una ragione sufficiente che spiega perché molti migranti finiscono per lavorare per pochi euro e con zero diritti. È la posizione giuridica, costruita dal legislatore con il beneplacito di politica ed economia, che rende i migranti altamente ricattabili e soggiogabili. E non solo dal datore di lavoro ma da chiunque legalmente e illegalmente intenda lucrare sulla loro debolezza sociale: caporali, sedicenti filantropi, padroni di casa e avvocati malandrini che offrono servigi scadenti o fasulli a prezzi esorbitanti. E così allo sfruttamento legalizzato si somma lo sfruttamento illegale, entrambi intollerabilmente tollerati.
Clelia Bartoli
Corriere Immigrazione, comincia una nuova avventura
sabato 21 luglio 2012
Corriere Immigrazione diventa una testata giornalistica. Le ragioni di questo cambiamento. Chi siamo e cosa speriamo di fare. Con il vostro aiuto.
Il blog Corriere Immigrazione da oggi cambia veste grafica e diventa una testata giornalistica. Dietro questa trasformazione non ci sono particolari risorse economiche nè sponsor, ma solo la disponibilità e l’impegno volontario di un gruppo di giornalisti (a partire dall’ideatore del blog, Luigi Riccio), e/o militanti anirazzisti e di una piccola associazione, Giù le frontiere, nata dall’esperienza delPrimo Marzo (ricordate la Giornata senza di noi?). Abbiamo deciso questo salto perché crediamo che il tema immigrazione meriti una maggiore e più specifica attenzione giornalistica. Troppo spesso esso viene affrontato solo in termini di emergenza e con approssimazione, indugiando sugli aspetti sensazionalistici e patetici. Probabilmente ciò avviene perché considerato marginale e di interesse limitato agli immigrati, ai loro eventuali congiunti italiani e agli attivisti antirazzisti. Si tratta invece di una questione che riguarda tutti. E non solo per ragioni di coscienza o di principio.
La questione riguarda tutti perché le migrazioni sono sempre state presenti nella storia umana e sono alla base della costruzione di tutte le civiltà. Perchè in un mondo globalizzato qual è il nostro non possono essere liquidate come emergenze o fatti occasionali ma rappresentano un fenomeno strutturale, con importantissime implicazioni sociali, culturali ed economiche. Perché sui migranti, in Italia come altrove, sono state sperimentate (e continuano ad esserlo) politiche repressivesuccessivamente e progressivamente applicate ad altre fasce della popolazione: conoscerle e comprenderle ci illumina sul nostro immediato futuro ma anche su come si sia arrivati a certe dolorose distorsioni del presente. E pensiamo, in particolare, allo smantellamento dello stato sociale e all’erosione di diritti fondamentali nel campo del lavoro. La questione riguarda tutti perché l’Italia, piaccia o meno (e a noi piace) è già un Paese multiculturale e il razzismo, consapevole o subliminale, è un male da combattere. La prima arma, in questo senso, è la conoscenza.
Corriere Immigrazione per il momento sarà aggiornato con cadenza settimanale. Avremmo voluto farlo nascere come un quotidiano, ma sarebbe stato davvero al di là delle nostre possibilità e dei nostri mezzi. L’uscita settimanale è comunque molto impegnativa. E forse non sempre riusciremo a rispettarla, e incapperemo in refusi e in qualche imprecisione. Di questo chiediamo scusa in anticipo ai nostri lettori. Noi comunque daremo fondo a tutte le nostre energie per realizzare un prodotto di qualità e che possa, nel suo piccolo, contribuire a far rete tra i soggetti (per fortuna numerosi) che a vario titolo e in posti diversi d’Italia, si impegnano quotidianamente contro le discriminazioni e per la costruzione di una società più giusta, aperta e accogliente. Ma per farcela, e lo diciamo chiaramente,abbiamo bisogno della collaborazione di chi ci legge e condivide questa impostazione. Fatevi avanti se avete voglia di collaborare e per segnalarci notizie, appuntamenti, storie. Saremo lieti di ospitare opinioni anche diverse dalle nostre e di alimentare il dibattito e la riflessione.
In questo primo numero troverete la prima parte di una serie di interviste dedicate a una futura, ipotetica ma auspicabile, legge sull’immigrazione, che mandi in pensione al più presto la Bossi-Fini. Nessuno ne sta parlando ed è proprio per questo che abbiamo ritenuto opportuno affrontare estensivamente l’argomento: per ricordare a questo governo ed eventualmente a quello che verrà che la questione deve essere affrontata. Troverete un’inchiesta sullo sfruttamento del lavoro migrante in agricoltura non al sud ma al nord d’italia. Perché certe cattive pratiche (caporalato e dintorni) non sono un’esclusiva del mezzogiorno. Troverete una storia a lieto fine (almeno così sembra): la battaglia dei sindaci della Locride che ha permesso ai progetti di accoglienza di varie città calabresi di non morire per mancanza di finanziamenti ed eccesso di burocrazia. Troverete poi un approfondimento sulla cosiddetta “legge Rosarno”, notizie dalle città (per esempio, l’apertura di un campo rom milanese ai non rom, attraverso una rassegna culturale) e varie rubriche: sul razzismo istituzionale, sui Cie, sulle parole chiave per costruire un discorso antirazzista…
Noi adesso siamo già impegnati sul prossimo numero.
Stefania Ragusa
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