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Immigrati e sindacati: un problema c'è*

domenica 24 gennaio 2010

Il quotidiano di Vittorio Feltri ha avviato una nuova campagna denigratoria contro il sindacato confederale, questa volta prendendo a pretesto la difficoltà di quest'ultimo nell'offrire copertura, formale e politica, ad uno sciopero generale dei migranti, tema carsicamente riaffiorante nelle comunità immigrate e nei loro coordinamenti sindacali, ma ora - dopo i drammatici fatti di Rosarno - ripropostosi con nuova forza. Ora, che il neonato interesse de il Giornale per la sorte degli immigrati sia "peloso" è cosa certa e manifesta. Non abbiamo mai letto nulla (nè mai nulla leggeremo) su quelle pagine, che somigliasse ad una critica, pur velata, alla legislazione xenofoba che genera clandestinità, o che contestasse al centrodestra il rifiuto di riconoscere il permesso di soggiorno a quanti, fra i migranti regolari, provassero a portare alla luce la propria condizione di sfruttati. Che oggi il Giornale usi la loro voglia di riscatto e la loro rivendicazione di dignità come corpo contundente contro i sindacati è una acrobazia politica talmente palese che è difficile immaginare possa trovare, persino fra i propri lettori, chi sia disposto a prestarvi fede.
C'è tuttavia un nodo, questo sì reale, che il sindacato non ha sino ad oggi saputo o voluto sciogliere. I migranti rappresentano ormai una percentuale a due cifre di tutti gli iscritti, fra gli "attivi". In alcune categorie, soprattutto nei settori manifatturieri, gli stranieri toccano o superano il 20% delle adesioni. Ebbene, accade che finché la tutela dei loro diritti e dei loro interessi coinvolge i diritti e gli interessi dell'insieme dei lavoratori, tutto fila liscio. Quando invece entra in gioco la specificità della condizione migrante, non direttamente assimilabile a quella dei nativi, le cose si complicano. Perché delle due l'una: o i lavoratori migranti si muovono come parte nel tutto - e si danno propri strumenti di rappresentanza, di decisione e di azione - ma questo urterebbe fragorosamente contro il carattere universalistico dell'azione sindacale; oppure tutti i lavoratori devono essere chiamati a sostenere la causa di una minoranza emarginata e discriminata. Se, dunque, uno sciopero generale "etnico", promosso cioè per una sola porzione del mondo del lavoro nel disinteresse dell'altra contraddice l' imprinting solidaristico e la natura confederale del sindacato, è del tutto evidente come la proclamazione di un'astensione di tutti i lavoratori debba fare i conti con i retaggi culturali, le tossine xenofobe largamente diffuse fra ampi strati dei lavoratori dipendenti, soprattutto del nord.
E' dunque ora che il problema - per troppo tempo rimosso ed eluso per il timore di contraccolpi non governabili - sia afferrato per le corna. Nel solo modo possibile. Vale a dire promuovendo una grande discussione di massa, dentro ogni luogo di lavoro. Se questo non si farà e se i migranti matureranno la convinzione che la loro diversità sia - persino dentro il loro sindacato - un ostacolo alla piena uguaglianza, finiranno fatalmente per trovare altre strade. E, paradossalmente, potrebbe essere proprio la destra a trarne beneficio.

*Pubblicato da Liberazione il 22 gennaio, a firma Dino Greco

2 commenti:

antonio ha detto...

sono totalmente d'accordonon dobbiamo dimenticare che molti iscrittiai sindacati al nord votano Lega

25 gennaio 2010 16:42
Anonimo ha detto...

SONO D'ACCORDO CHE IL PROBLEMA DEBBA ESSERE DISCUSSO SENZA PAURA, ESSENDO STATA PROPRIO QUELLA PAURA A FAR VOTARE LEGA TANTI LAVORATORI AUTOCNONI CHE NON HANNO TROVATO UNA LINEA CHIARA DELLA SINISTRA ITALIANA A DIFESA DEL MONDO DEL LAVORO. E IL FATTO PUO' RIGUARDARE ANCHE I LAVORATORI STRANIERI IMMIGRATI CHE POTRANNO VOTARE PER IL PDL IRRETITI DALLA POLITICA FINIANA DEL VOTO AMMINISTRATIVO.IL DISCORSO SUL FISCO E SULL'INPS E' MOLTO IMPORTANTE E CALZANTE ASSIEME A QUELLO SULLE PENSIONI FUTURE,SEMPRE PIU' BASSE E LONTANE, E QUELLE EROGATE ATTUALMENTE, LA CUI LIQUIDAZIONE DI...CASSA,POGGIA ORMAI SUI CONTRIBUTI VERSATI DAGLI STESSI IMMIGRATI ( V. POSTE ATTIVE DEL BILANCIO INPS 2009).NON SI PUO' AFFRONTARE IL PROBLEMA DELLA CRISI OCCUPAZIONALE E QUELLO DELLO SFRUTTAMENTO DELL'IMMIGRAZIONE SOLO CON LE RICHIESTE DI SUSSIDI E CASSE INTEGRAZIONE DA UNA PARTE E DI PERMESSO DI SOGGIORNO DALL'ALTRA PERCHE' COSI' FACENDO SI ALIMENTANO LE DIVISIONI EGOISTICHE TRA LAVORATORI A DANNO DELLA FORZA VINCENTE CHE SAREBBE GARANTITA SOLO DALLA LORO UNIONE.

12 febbraio 2010 20:50

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