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Come si racconta il primo marzo

sabato 6 marzo 2010

Riceviamo dal Coordinamento per lo sciopero del lavoro migrante in Italia
e STRAVOLENTIERI pubblichiamo

Il primo marzo è stato un successo. Molti l'hanno perciò raccontato;
anche quelli che nemmeno per un momento l'avevano preso sul serio. Il
primo marzo è successo di tutto, quindi ora è un successo di tutti.
Sono successe cose bellissime. Tranne il primo sciopero diffuso su una
vasta regione di migliaia di migranti e di italiani contro lo
sfruttamento del lavoro migrante. Non è un caso che quanto è successo
a Brescia -- 50 aziende in sciopero e quindi una piazza colma di
10.000 persone -- sia stato quasi assente tanto dalle cronache
giornalistiche quanto dalle analisi politiche. Il nesso tra lo
sciopero contro lo sfruttamento del lavoro migrante e le piazze viene
semplicemente rimosso, taciuto, negato. Questo sciopero mantiene così
il marchio di fuoco di evento letterario o folkloristico che gli
avevano impresso alcuni sindacalisti di professione. Abbiamo così
imparato che lo sciopero esiste solo quando il sindacato lo dichiara,
non quando lo fanno i lavoratori. E che è incettabile che l’idea dello
sciopero sia formulata per la prima volta su Facebook. Si sa, il
Novecento è finito. Tutto è nuovo! ma con giudizio, senza esagerare…
Gli scioperi bisogna farli seriamente… Oppure non si fanno. E loro non
hanno fatto. Rimangono le piazze bellissime e colorate nella cui
grande novità tutti possono riconoscere il trionfo delle parole
d'ordine che usavano già prima. Le piazze compiono il miracolo di
essere la novità che conferma il discorso complessivo nel quale ora
ritrovano posto anche i migranti. Naturalmente insieme agli italiani,
perché evidentemente la novità più rilevante di una giornata di lotta
dei migranti è la presenza degli italiani, precari, studenti,
antirazzisti. Sembra che solo così si possa cogliere il senso più
profondo di quanto avvenuto nelle meravigliose e colorate piazze. Per
altri ancora le piazze del primo marzo sono una novità talmente
rilevante, che ora bisogna ripartire dalla manifestazione del 17
ottobre...
Noi diciamo semplicemente che le piazze del primo marzo sono state
possibili perché è stata agitata e agita la parola d'ordine dello
sciopero. La chiara e brutale espressione: sciopero degli stranieri!
ha stabilito la base su cui, chi ha preparato sul serio il primo
marzo, ha incontrato una volontà enorme – in primo luogo dei migranti
- di rifiutare ciò che avviene nell’Italia della legge Bossi-Fini, del
Pacchetto Sicurezza, del razzismo istituzionale. Le piazze devono
perciò essere lette come effetto della pratica di migranti e italiani
di sottrarsi - di dire no! - allo sfruttamento del lavoro migrante.
Dove c'è stato e dove non c'è stato, che sia stato lo sciopero nella
fabbrica, nel cantiere o nella cooperativa, che sia stato la chiusura
dei negozi o dei banchi del mercato, lo sciopero ha prodotto le
piazze. Grande o piccola, questa è una novità. Noi non sappiamo dare
un nome futuro a questa novità. Sappiamo che c’è stato un rifiuto
radicale e di massa delle gerarchie del lavoro, della produzione e
della riproduzione sociale. E’ poi certamente vero che nelle piazze
non c’erano solo quelli che avevano scioperato. Lo sciopero, tuttavia,
ha propagato l’eco di una forza; ha permesso anche a molti
antirazzisti di scendere in piazza, per una volta, non in solidarietà,
ma insieme ai migranti. Questo segna un passo in avanti rispetto al
protagonismo dai migranti che pure da anni si vede nelle piazze
italiane, e mostra il potenziale politico di questo protagonismo.
Esso, non a caso, si esprime proprio là dove pare impossibile oggi
rovesciare i rapporti di forza: il lavoro, il lavoro sicuro che sicuro
non è, il lavoro precario, il lavoro informale, il lavoro che non ci
sarà, il lavoro che non c'è...
Pubblicheremo l'elenco delle aziende che hanno scioperato in
www.lavoromigrante.splinder.com. Come si può vedere, a Brescia, a
Suzzara nel basso mantovano, a Bologna, a Reggio Emilia, a Parma, a
Trento decine di fabbriche, cantieri, cooperative di servizi si sono
fermati. A Bologna molti commercianti migranti hanno abbassato le
saracinesche. A Torino il mercato di Porta Palazzo è stato
praticamente bloccato.
Abbiamo già detto e scritto che cosa significa per noi sciopero del
lavoro migrante. Non pensiamo che i migranti siano un soggetto
monolitico, ma diciamo da anni che occupano una posizione strategica,
rilevante e decisiva, per il lavoro e la vita degli italiani e degli
europei. Perciò diciamo che la realtà e la minaccia del loro sciopero
sono state la scossa che ha messo in moto le piazze. In nome di questa
forza manifesta i migranti sono riusciti a chiamare in piazza altri
lavoratori, altri studenti, altri cittadini.

Coordinamento per lo sciopero del lavoro migrante in Italia
coordinamentosciopero@gmail.com
www.lavoromigrante.splinder.com

4 commenti:

Anonimo ha detto...

io sono di brescia ed eravate si e no 100 in piazza quindi non so tu e il comitato dove le vedeva queste 10.000 persone...poi anche secondo le stime istat erano meno di 150 gli immigrati di Brescia e provincia di brescia che hanno scioperato...la vostra sapete cosa è disinformazione...un'altra cosa l'Italia non si è fermata anzi ha incrementato la produttività facendo salire dell'1% la borsa di milano.
Questo ci fa capire che qui non ci servono.

6 marzo 2010 22:56
Louise B ha detto...

Caro Anonimo, ecco il fotovideo della giornata.
Prima di parlare dovresti esserci ed informarti.
In piazza Loggia 5000 ed al corteo 10.000.
Buonissima giornata!

http://www.youtube.com/watch?v=5liidjM6CpE

7 marzo 2010 10:44
asando ha detto...

Buongiorno a Tutti/e!
Sono clementina sandra ammendola e l'anonimato non ci serve. Ed è anonimato, per me, firmarsi "Coordinamento" o Anonimo. So che dietro Coordinamento ci sono tante persone ma sarebbe utile almeno un nome di riferimento, una Voce che ascolti e che contenga.
Mi dispiace leggere ancora un "... qui non ci servono", visto che è una frase priva di contenuto, secondo me, e piena di pregiudizi.
Poi so che a Torino - dove abito dal 2002 - , a Porta Palazzo, chi non aderiva allo sciopero ha dovuto lavorare "protetto" dalla Polizia e mi chiedo che razza di partecipazione e di libertà vogliamo? E mi preoccupa solo immaginare di ripetere delle Storie, di creare di nuovo vecchie gabbie. Ci servono? Non siamo in grado di costruire la Storia, dei percorsi di cittadinanze dove nessuno sia escluso e dove nessuno abbia esclusività? E lasciarei di lato i numeri, le immagini che non ci riportano sempre la realtà perchè forse i numeri contengono immagini anonime che fanno il gioco al Potere Dominante, ancora. Grazie,
clementina.

7 marzo 2010 11:57
Anonimo ha detto...

DOBBIAMO DIFONDERE QUESRA GRANDE GIORNATA HISTORICA E SOLO IL INZIO PER FARCI SENTIRE A TUTTI CHE SIAMO QUI PER LAVORARE E CHE LA INTEGRAZIONE E SOLA UNA TRAPOLA DELL GOVERNO. SAREBBE MOLTO UTILE FARE UN GRANDE MITING INTUTTE LE PIAZZE ITALIANE

9 marzo 2010 19:41

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